I sistemi emozionali

Panksepp, psicologo americano, psicobiologo e ricercatore in neuroscienze, in The Archeology of Mind (2012), sostiene che nell’essere umano, come nei mammiferi più primitivi, esistono sette principali neuro circuiti o sistemi neuronali delle emozioni (sistemi emotivi) che regolano i differenti aspetti della nostra vita. Le loro alterazioni e inibizioni sono, secondo l’autore, all’origine delle principali malattie psicosomatiche e dei disturbi psicologici.

I sette sistemi (indicati in maiscolo da Panksepp) sono:

1) il sistema della RICERCA, del desiderio e dell’euforia (spinta urgente verso la amicizia ,il consumo, il benessere e la curiosità)  legato alla Dopamina. La RICERCA è un urgenza emotiva essenziale di base.

2) il sistema della RABBIA (collera) e della dominanza, legato al testosterone e alla serotonina, la rabbia di essere o di sentirsi ostacolati.

3) il sistema della PAURA e dell’ansia, legato al cortisolo, è attivato dal timore innato nei confronti delle cose inquietanti nel mondo esterno e, da inquietanti sensazioni e sentimenti provenienti dal mondo interno del bambino-

4) il sistema della SESSUALITÀ e della brama (avidità), legato agli ormoni sessuali, I bambini nascono con una propensione a provare una grande quantità di piacere. Il sistema PIACERE è particolarmente suscettibile di essere danneggiato e deviato

5) il sistema della CURA (nutrimento e dell’amorevolezza), legato all’ossitocina. il sistema di CURA, cioè la propensione innata a nutrire i piccoli

6) il sistema della TRISTEZZA, del panico/angoscia e della solitudine affettiva, legati all’assenza di CURA. Si attiva quando il sentimento soggettivo del bambino è quello di essere abbandonato, di essere solo e senza sostegno emotivo e sociale

7) il sistema della GIOCO, della fantasia e della gioia, legati alla dopamina e all’endorfina. Rappresenta lo sviluppo del “cervello sociale” è potenziato dall’entusiasmo che ci lega piacevolmente agli altri. Ci aiuta a imparare a fare i turni, e a inibire le nostre urgenze, e così dota il bambino di molte capacità essenziali

Questi circuiti emotivi sono localizzati nelle identiche aree o circuiti cerebrali di tutti i vertebrati esaminati, si concentrano nelle antiche regioni sottocorticali e sono regolati dai centri superiori. Aree simili del cervello producono esperienze affettive simili . Tutti i sette processi primari emotivi-istintuali sono sottocorticali ciò significa che rimangono intatti anche dopo eventuale radicale asportazione chirurgica della neocorteccia (neo-decorticazione) nel primo periodo di vita. La neocorteccia non è essenziale per la generazione dei processi primari dell’emotività. Sia gli animali sia l’essere umano vivono queste sette emozioni primarie con lo stesso piacere o disagio.

La RABBIA, la PAURA e la TRISTEZZA sono legati a sensazioni spiacevoli e quindi evitate, mentre la RICERCA, la SESSUALITÀ, la CURA e il GIOCO sono vissute come positive e quindi ricercate. La stimolazione degli antichi sostrati neuronali genera tuttora negli esseri umani stati corporei sentiti, e dunque esperienze corporee molto più profonde ed intense di quelle mediate dalla neocorteccia.

Queste emozioni primitive sono importanti per tutta la vita ma soprattutto in quattro momenti del ciclo vitale: l’infanzia quando il cervello si sviluppa rapidamente e il bambino sta imparando come ‘essere a contatto con se stesso’ e con il nucleo delle sue relazioni di attaccamento; l’adolescenza, periodo di grandi cambiamenti fisici e psichici; quando un adulto diventa genitore;  quando un adulto comincia a invecchiare e ad andare verso la fine del suo ciclo di vita.

Dis-normalità 

​DIS-NORMALITA’

Ho creato questo neologismo (che utilizzerò tra qualche mese per  una mostra in preparazione e lo scoprire) per indicare una situazione intermedia tra normalità e anormalità (termini ormai consunti e frusti, inutilizzabili per il loro significato per lo più statistico). Una dis-normalità funzionale, o meglio, dis-funzionale.La dis-normalità come contrapposizione all’anormalità predominante.  Dis-normalità. La mia normalità.

18 settembre 2016, Suggestioni Autunnali: performance ad Erbusco in Franciacorta.

L’artista Annamaria Giugni e il gruppo di danza E20d’Arte composto da Katia Gatti, Chiara Giussani, Anna Molinaro hanno creato e costruito un’evento, una performance rara da ammirare sulle nostre terre.

E’ possibile che due forme d’arte così diverse, il movimento della danza e la staticità riflessiva della pittura su tela, possano dar vita ad un’opera unica e scindibile, inseparabile nel suo essere? L’opera creata , nata dalla sinergia, dall’unione concreta delle due forme artistiche si è manifestata ieri con tutta la sua potenza immaginativa, ieri pomeriggio ad Erbusco.

L’opera, nella sua integrità ideativa, può esistere solo nella fusione del movimento dato dalla danza e dalla pittura estemporanea di Annamaria Giugni.

Non solo: parte dell’opera stessa è costituita dalla documentazione dell’evento, della performance. Le fotografie (che avremo presto l’occasione di ammirare) di Ivan Scellato saranno parte integrante di ciò che è accaduto, saranno la memoria storica che resterà, mentre l’evento manifesterà la sua fragilità temporale immediatamente.

Le fasi di questa azione artistica possono essere riunite e sintetizzate in tre momenti:

  • L’artista Annamaria Giugni prepara la tela, crea un frame, una cornice, il palcoscenico in cui avrà inizio subito dopo l’azione artistica. Atto attraverso il movimento dei corpi. Ritualmente introduce la danza.
  • A questo punto entrano in scena le danzatrici del gruppo E20 d’Arte. Il precario ordine creato in precedenza, il frame, è sconvolto. L’azione scenica, la danza, sconvolge la tela, la travolge. Il movimento crea un’azione apparentemente caotica. Ma, nella danza come in qualsiasi altra opera artistica degna di questo nome, nulla è casuale. Tutti i movimenti insieme ed ogni singolo movimento sono studiati e riproposti con precisione. Dal Kaos preordinato nasce un Kosmos, un’azione che va verso un ordine interno. Il colore si sparge sulla tela, si diffonde attraverso i corpi che danzano, raggiunge angoli impensati, si trasforma in movimento, colora l’azione, l’ambiente circostante si riempie di colore.

Senza la danza il colore sarebbe privo di vita, non potrebbe pulsare, senza il colore il movimento sarebbe monocromo. Insieme creano poesia. L’atto a cui assistiamo, orgiastico nel senso alto del termine, è unico, irripetibile, irriproducibile. Non è statico, non è solo dinamico. A noi, pubblico, resterà l’esito finale, una tela dipinta e il processo di creazione sarà documentato dall’altra forma d’arte, la fotografia che rappresenterà la fissazione dell’opera in immagini.

  • Siamo alla fase conclusiva. Rientra in campo Annamaria Giugni, l’artista, che deve estrarre dalla materia creata dai corpi splendidi delle danzatrici, la propria ispirazione. Dare forma definitiva al movimento appena concluso. Dare significato alla pura azione, al significante del gesto svanito. Operazione non facile e non semplice, delicata: il rischio è la perdita di rilevanza e di significato, il cadere nel “pasticcio” (nel senso nobile del termine). Anche l’artista della tela ha il suo gesto controllato, “sa” cosa deve essere fatto, conosce la direzione del proprio gesto e del proprio agire.

Paolo Cantù

Le fotografie qui presenti non sono l’opera fotografica che sarà disponibile in seguito.

L’Imperatore dentro di noi

L’Imperatore è una rappresentazione maschile che si confronta alla pari con il proprio riflesso femminile, l’Imperatrice.

L’Imperatore è il padre perduto, il potere paterno, il Super-Io riconosciuto e temuto. E’ la figura maschile (animus) dentro ogni donna ed ogni uomo. E’ colui che chiede sicurezza, ordine, stabilità, equilibrio, solidità. E’ colui che detta l’imperioso comando che richiede la necessità dell’ordine e della stabilità viste come uniche forme di sicurezza possibili. Dal trono squadrato s’impone dentro di noi alimentando paure per aumentare il bisogno inconscio di sicurezza, di controllo, di ordine come necessità. E’ l’uomo forte invocato da chi non riesce a gestire la difficile realtà in cui vive. E’ colui che terrorizzato e paralizzato chiede all’Imperatore esterno la soluzione alle sue incolmabili inquietudini, mentre l’Imperatore interno nutre queste paure, suggerendo ordine, sicurezza, stabilità, equilibrio.L’Imperatore interno può essere molto esigente e doloroso perchè punisce, stigmatizza le nostre insicurezze, le nostre debolezze, le nostre fragilità.

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L’Imperatore come appare: il significante interpretato

La figura dell’Imperatore, come rappresentata nei Tarocchi classici, si avvicina a ciò che Dante sognò nel “De Monarchia”: l’utopia di un impero universale governato da una figura alta, nobile che avrebbe riunito tutti i popoli, mettendo fine alle guerre tra Stati, imponendo una pace ed una giustizia mondiali.

L’Imperatore come figura garante del mondo (il globo tra le mani), principio d’equilibrio cosmico, congiunzione tra il potere celeste e il potere terreno (collegamento rappresentato dalla scettro già presente nel Bagatto). E’ l’unità nella diversità, l’ordine matematico, immutabile, universale, solido e stabile (il numero quattro). L’Imperatore come rappresentazione della sicurezza e dell’ autorevolezza. E l’ordine che da lui promana è saggio rispettare e seguire.

 

L’Imperatore: custode simbolico dell’unità e coerenza dei Tarocchi.

Enoch, Thot, Cadmo sono i leggendari e fantasiosi autori del libro misterioso celato nei Tarocchi. Il mito confonde e nasconde un’antico mondo radicato nella nostra psiche.

I Tarocchi, costituiti da immagini e simboli, sono i significanti di un messaggio perduto nelle profondità del tempo. Il significato, velato nelle pieghe dell’immagini e nei simboli, perso e consciamente introvabile, produce attraverso l’energia psichica dell’uomo e della donna, nuovi messaggi attuali. Come i fonemi, unità significative minime del linguaggio, pur essendo in numero limitato, esiguo, combinandosi e ri-combinandosi tra loro, generano universi paralleli, continui, espansioni simboliche, cariche di significato. L’Imperatore è custode di questa unità e coerenza simbolica dei Tarocchi.

Verità e menzogna

Gli uomini sono uguali nei diritti, ma diversi nella percezione e nella comprensione delle cose. Vi sono diversi gradi distorsione della verità (se riteniamo che esista una verità all’origine di ogni cosa). La verità potrebbe essere irriconoscibile.

“La maggior parte delle persone può accettare la verità soltanto sotto forma di bugia” Ouspensky

Tornando ai Tarocchi

Dopo lunga pausa riprendo le mie riflessioni sui Tarocchi … riflettendo con Piotr D. Ouspensky

I Tarocchi come “macchina filosofica“  ( Raimondo Lullo nel suo “Ars Magna” propone un modello di “macchina filosofica”) :

“ A) Forniscono la possibilità di esporre in differenti grafici idee che sono molto difficili se non impossibili da esporre a parole.

  1. B) Sono uno strumento della mente, uno strumento che può servire per allenare il senso delle associazioni.
  2. C) Permettono di elasticizzare la mente, di abituarla a concetti nuovi e più ampi, di pensare ad un mondo di maggiori dimensioni, e di comprendere il senso dei simboli.”

“Per destreggiarsi coi Tarocchi è necessario avere familiarità con le idee della Cabala, dell’Alchimia, della Magia e dell’Astrologia. […] Tutte queste scienze costituiscono un unico sistema di studio psicologico delle relazioni umane coi mondi dei noumeni (Dio, mondo spirituale) e dei fenomeni (mondo fisico visibile). […] Le lettere dell’alfabeto ebraico e le diverse allegorie della Cabala: i nomi dei metalli, acidi e Sali nell’Alchimia; i nomi di pianeti e costellazioni nell’astrologia; i nomi di spiriti buoni e cattivi nella magia; tutto questo non fu che un convenzionale  linguaggio occulto che indicava idee psicologiche.  […] Ma quando il vero Alchimista parlava della ricerca dell’oro, parlava della ricerca dell’oro contenuto dell’animo umano …[…]  In questi casi chiamava “oro” ciò che i Vangeli chiamano il Regno dei Cieli e ciò che nel Buddismo è chiamato Nirvana. […] Quando il vero mago parlava del dominio sugli spiriti elementari e sulla volontà dell’uomo, intendeva il dominio dell’unica volontà sui differenti IO dell’uomo, sui suoi svariati desideri e tendenze”