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Dentro di me trovo l’inizio delle cose. La profondità è in colui che guarda e in ciò che si attiva. Trovare il quia comune a tutte le cose senza mai farsi chiamare maestri. Comprendendo il Bagatto comprendo l’inizio e il proseguo di tutti gli altri Arcani. Trasformare ogni sforzo in gioco che sia dolce e leggero come il soffio sottile del vento. Lo sforzo senza sforzo. Allontanare da me ogni automatismo razionale ed immaginativo. Il tacere, che porta alla concentrazione, evita la “chiacchiera” heideggeriana e la trasforma in parlare sensato “intorno” alle cose. Superare l’esistenza “inautentica” del “si” (si pensa, si dice, si crede, si fa) radice e causa dei nostri automatismi.

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