La mostra a maggio. Vi aspetto.

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Iconoclash

Nel 2002 a Karlsruhe, Bruno Latour, presso il Zentrum fur Kunst un Medietencnologie, allesti’ una mostra denominata “Iconoclash: al di là della guerra delle immagini nella scienza, nella religione e nell’arte. Iconoclash, per Bruno Latour, segnala “un’ambiguità, un’esitazione su come si devono interpretare rispettivamente la creazione delle immagini e la loro distruzione”. Iconoclash è una parola che vuole descrivere i comportamenti di iconofobia (pensiamo alla censura di Facebook sulle immagini) e iconofilia della storia recente.

Da Iconoclash, Michele Moneta, ha creato un neologismo, Iconocrash (crash come rumore metallico dello scontro,delle armi, della distruzione).

“Di quali immagini si tratta? Si sarà compreso ovviamente: di immagini di disastro,” (riferimento alla riflessione di M. Blanchot sul disastro) “quelle che abitano costantemente la nostra vita, di immagini in cui si rappresentano le nostre apocalissi quotidiane ma che sembrano fatte apposta per rinviare la fine a data da destinarsi” Michele Cometa.

Opera mostra “Disnormalità”   Su Macerata

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Arte come dialogo a tre

Riflettendo con Marcel Duchamp.

Se l’artista è un intermediario tra ciò che è invisibile ai più e ciò che è visibile a tutti allora il suo essere inconsapevole e non cosciente, sul piano estetico ed emotivo, di quel che crea e del perchè lo crea, è indispensabile alla suo essere artista, è connaturato nel suo agire nel mondo. Chi osserva l’opera, a sua volta, partecipa attivamente all’atto creativo che l’artista getta nel mondo. L’arte è una relazione dialetticamente triadica: l’artista e la sua creazione e la creazione con chi la osserva.

Abbiamo sempre fatto ciò che ora ci stupisce

Anni fa, quando gli smartphone erano oggetti non identificati, gli italiani (ma non solo) ironizzavano sui giapponesi per il loro vizio di fotografare ancor prima di conoscere. Ora siamo tutti nelle medesime condizioni. In realtà facciamo ciò che abbiamo sempre fatto: vedere non coincide con il comprendere, con afferrare il senso. Il cervello, la filosofia l’aveva intuito e le neuroscienze lo confermano, fotografa la realtà prima di comprenderne il senso. Come ora facciamo tutti noi con gli smartphone e spesso notiamo, nella riproduzione della realtà, aspetti che ci erano sfuggiti.5_Rene_Magritte_1898-1967_Il_fal so_specchio_1928_venividivici

Il problema dell’IO

“In che modo diveniamo noi stessi? Attraverso quali strategie viene realizzata la nostra individualità? Certo, un aspetto fondamentale è la componente genetica, le informazioni contenute nel DNA che rendono ognuno di noi pressoché unico. Ma l’idea che ognuno di noi ha di sé stesso non è, e giustamente, prettamente biologica, è legata a un senso di unicità, al modo in cui guardiamo al mondo, alle esperienze che abbiamo fatto, ai ricordi della nostra vita, all’immagine che ci rinvia lo specchio. Considerato dal punta di vista del biologo, anzi dello psicobiologo, l’io dipende da una serie di tappe dello sviluppo, passi in cui si intrecciano predisposizioni genetiche e fattori ambientali. Ma è possibile scindere i geni dall’ambiente, la natura dalla cultura?”

Alberto Oliviero “Neuropedagogia”

Tarocchi come macchina filosofica

” Nel molteplice aspetto delle figure dei Tarocchi si narra la storia dell’uomo alla ricerca di se stesso, nel mondo delle idee originarie innate di Platone, Plotino e Proclo, che anticipò il moderno concetto degli archetipi, l’analisi psicologica di Jung e la sua teoria della sincronicità. Il mazzo dei Tarocchi descrive il percorso identificativo nel grande gioco delle corrispondenze in cui niente avviene a caso, dove ogni cosa è in relazione con tutte le altre nella rete di entanglement dell’unico campo psichico. […]
In questo contesto olistico i Tarocchi sono una “macchina filosofica” capace di interpretare la realtà. [… ]
I Tarocchi utilizzano linguaggi simbolici,” (su questo punto tornerò personalmente a breve, mia nota personale) ” ermetici e paradossali per aprire scenari di ricerca interiore e di conoscenza che invitano l’uomo del XXI secolo a riconoscere il proprio ruolo nel mondo, e a riconoscersi come artefice del proprio (cosiddetto) destino, in analogia con il sogno umanistico del rinascimentale Homo faber. L’utilizzo filosofico dei Tarocchi tende a responsabilizzare l’uomo nelle sue sceltebindividuali e collettive, invitandolo a intraprendere un cammino evolutivo di conoscenza, coscienza e consapevolezza di fronte al mistero della vita. I Tarocchi possono aiutarci a porre le giuste domande alla nostra coscienza, fino al punto da farci identificare in essa piuttosto che nei virtuali ruoli che la nostra personalità assume nei vari contesti”
Giovanni Pelosini “Tarocchi. Il codice segreto del Rinascimento”, La Lettura Corriere della Sera, 5 agosto 2017

 

Arte come esperienza

Tra i nuovi modi di fare arte cioè di stabilire un contatto con il fruitore di un opera ci sono l’istallazione e la performance. Riflettendo con Duchamp ciò che noi chiamiamo significato non è solo in chi crea l’opera ma anche in chi la guarda quindi non è più un oggetto “gettato” nel mondo, cosa tra le cose, ma diventa esperienza e come tale vissuta in tempo reale.

“Un’istallazione non è una scultura o un dipinti in senso tradizionale, ma crea un’esperienza che può essere estetica, ma allo stesso tempo enigmatica e irrisolta”

Acton M. “Guardare l’arte contemporanea” Einaudi 2008.

Istallazione a Rovato “Horcynus Orca” 2017